101 motivi
2. La maternità

 

31 Marzo 2014

Una passeggiata di buon mattino lungo il fiume Sumida sotto i ciliegi in fiore, la mia prima volta sola con mio figlio, presi il telefono in mano e scattai questa foto. La pubblicai su Facebook e scrissi una cosa del tipo: “La prima volta che Marco guarda i sakura”. Like, commenti e cuoricini da amici e parenti e tutto sembrò bellissimo. Eppure sotto quella perfezione si nascondeva il retro della medaglia.

31 Marzo 2014

Una passeggiata di buon mattino lungo il fiume Sumida sotto i ciliegi in fiore, la mia prima volta sola con mio figlio di appena tre mesi, ho guardato in alto verso quel soffitto di petali rosa che nascondeva il cielo e mi sono sentita soffocare. Un angosciante senso di responsabilità verso quella piccola creatura e io così impreparata a prendermene cura, l’insensata percezione di un pericolo imminente e la certezza di non essere in grado di proteggere mio figlio. E senza che me ne rendessi conto ho trattenuto il fiato e mi sono affrettata verso casa verso quell’appartamento in cui ero tornata da pochi giorni dopo sei mesi trascorsi in Italia. Quella casa che mi parve così piccola e spenta a confronto del grande e chiassoso appartamento di mia sorella a Milano.

Ricordo tutto nei minimi dettagli di quel ritorno, le pareti troppo strette, l’aria troppo chiusa, i pavimenti troppo freddi e un silenzio indescrivibile mi hanno assalito non appena varcata la soglia. Misi il piccolo nella culla e mi allontanai per preparagli il latte. Scoppiò a piangere poco dopo, non lo faceva quasi mai. Quando mi avvicinai lessi nei suoi occhi la solitudine. Lo strinsi forte a me e piansi con lui. Aveva ragione.

Eravamo soli.

La maternità mi ha cambiata. Essere madre in Giappone mi ha stremata.

Ci hanno provato a farmi il lavaggio del cervello, o meglio ho provato io stessa a convincermi che lasciare il lavoro per crescere un figlio, occuparsi di tutto ciò che riguarda la sua cura, educazione, alimentazione, igiene, salute e compagnia bella sia compito di una donna. Ci hanno provato, ci ho provato ma ho miseramente fallito. Non funziona così, non per me.

Nonostante questo continuo a farlo. Continuo a essere madre tentando ogni giorno di diventare una versione migliore di me stessa. Eppure non basta, perchè il mio modo di essere madre in questo Paese è sbagliato. Perchè se dai troppo amore cresci un figlio debole che non saprà mai cavarsela nella vita. Questo mi è stato detto.

Dare amore incondizionato è l’unico modo che conosco per essere madre. Mio figlio potrà anche diventare un adulto debole, ma saprà cosa significa l’affetto e imparerà a darlo a sua volta. Se essere la madre che sono impedirà a mio figlio di diventare un adulto freddo e cinico, che ben venga. Vorrà dire che dopotutto avrò fatto un buon lavoro come madre.

La maternità mi ha cambiata. Ora so cosa voglio per mio figlio.

Voglio che si lasci alle spalle la solitudine di questi anni trascorsi a Tokyo e che riempia la sua infanzia di risate e persone, di Natali trascorsi a fare la tombola in trenta, di vacanze sul Gargano con i suoi cugini e di Pasque trascorse a fare indigestione di Uova Kinder, di Carnevali inondati di coriandoli e di notti trascorse a parlare sotto le coperte, di partite di calcio giocate nel cortile di casa e di passeggiate in bici la domenica pomeriggio.

Torno in Italia per regalare a mio figlio la stessa infanzia che ho avuto io. Perchè se la merita e perchè si merita di vedere sua madre sorridere per davvero.

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