Non amo fare i puzzle, ci vuole troppo tempo e troppa pazienza. Arrivo sempre al punto in cui mi restano pochi pezzi eppure non riesco a completarlo. Ne prendo uno, un altro, poi un altro ancora. Nulla, quel dannato pezzo non si incastra.
Io sono quel pezzo, il Giappone è il puzzle.
In questi anni, testarda ci ho provato a adattarmi. A fare giochini con me stessa, a darmi ultimatum, a continuare a ripetere “Magari le cose migliorano” a aspettare qualcosa che potesse aiutarmi a farmi sentire meno inadeguata. Ma le cose non sono cambiate, io resto sempre quel pezzo che non si incastra.
Perchè ho continuato a restare? Per paura. Meglio avere qualcosa di sicuro che affrontare un salto nel buio e rischiare di precipitare.
“La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura.”
Il primo a dirlo non fu Jovanotti ma Milan Kundera.
Lessi “L’insostenibile leggerezza dell’essere” che avevo vent’anni, in un periodo della mia vita in cui quelle uniche certezze che avevo stavano svanendo una ad una. E anzichè andare avanti restavo ferma, immobile ad aspettare.
Ho vissuto allo stesso modo da quando è nato mio figlio, in attesa… troppa la paura di spiccare il volo.
Fino a quando ho deciso di smettere di aspettare.
Ho iniziato a pianificare il mio ritorno in Italia in una maniera meticolosamente nazista. Perchè così faccio, io programmo tutto, anche l’inevitabile.
Settimana scorsa sono riuscita a prenotare il biglietto di per l’Italia. Il 4 di luglio arriverò a Roma e sarà il primo passo verso un nuovo inizio. Eppure… non funziona così.
Non è che non appena varcherò il suolo Italiano come per magia avrò risolto ogni mio problema. Gli incantesimi alla “bibidi babidi boo” funzionano solo per Cenerentola non per noi comuni mortali.
Non si cambia la propria vita sistemandola pezzo per pezzo chiamando questo percorso “guarigione”.
I social sono pieni di post che all’inno #healing propongono innovative cure per ritrovare la pace interiore e stronzate simili. La risposta ai miei problemi non la trovo su Instagram.
Puoi cambiare la tua vita quando inizi a essere ciò che sei.
Chi sono io?
La donna soffocata che sono diventata o la ragazza vivace e creativa che ero a vent’anni?
Sono entrambe le cose, ma non finisco qui.
Le persone non cambiano.
E’ vero gli altri non cambiano, ma io sì.
Io posso cambiare, posso cambiare la mia vita in modo da diventare la persona che voglio essere: una persona che non ha più paura di cadere.
Perchè se non cado non volo.